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BRIC: I NUOVI PADRONI DELL’ECONOMIA MONDIALE di Jim O’Neill

23 Marzo 2014

Nel 2001 Jim O’Neill, Presidente di Goldman Sachs Asset Management, ha condotto la prima analisi riguardante i Paesi BRIC, oggi meglio conosciuti come BRICS; si tratta di un blocco di Paesi emerso nella scena agli inizi del ventunesimo secolo e composto da Brasile, Russia, India, Cina e dal 2010 è stato incluso il Sud Africa. 

La scelta di queste aree è dovuta ad alcuni elementi in comune: potenziale di crescita futura, dimensione della popolazione (3 miliardi di abitanti) e quindi del mercato potenziale, demografia, tassi di crescita recenti (PIL totale di circa 14.000 miliardi di dollari) e accettazione della globalizzazione.

Essi hanno il potenziale per essere una forza positiva nel mondo economico: negli ultimi anni la Cina è diventata il più importante esportatore mondiale di beni manufatti, l’India è il principale esportatore di servizi, mentre la Russia e il Brasile dominano come esportatori di materie prime.

Anche se geograficamente separati, economicamente e politicamente distinti e pur non avendo forti legami economici, poco più di dieci anni fa questi Paesi cominciarono a vedersi come un gruppo, soprattutto per gli investitori stranieri e i media.

A partire dal 2009, con il primo vertice, ogni anno i Paesi BRICS mostrano sempre maggior interesse a incontrarsi periodicamente per trovare nuove modalità di cooperazione: dopo essersi riconosciuti come raggruppamento, il commercio tra tali Stati è aumentato, gli investimenti sono cresciuti (soprattutto grazie a Cina e India) e sono sempre più importanti le forme di stretta interazione e coordinamento economico-politico adottate. Di recente essi hanno raccolto 75 miliardi di dollari per il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e altre iniziative includono concreti piani per una banca di sviluppo.

In realtà l’obiettivo non è solo quello di affrontare questioni globali in comune, ma anche imparare a conoscersi a vicenda: ad esempio, l’India ha molto da apprendere dal Brasile e dalla Cina in materia di sviluppo bancario, dopo aver deciso di distruggere il potenziale delle proprie banche di sviluppo, sia in agricoltura che nell’industria a partire dai primi anni ’90. Infatti, ancora molto è lo spazio per il loro rinnovamento e ringiovanimento.

Allo stesso modo, gli altri Paesi BRICS potrebbero apprendere dall’India per quanto riguarda la creazione di strutture finanziarie e meccanismi per promuovere la “green economy” attraverso attività e tecnologie ecologicamente desiderabili. Infatti, vi sono grandi possibilità per la condivisione di tecnologia e anche per lo sviluppo coordinato di essa.

Il capitolo del libro che ho letto con maggior interesse è stato “Investire e prosperare”, seguito da una approfondita e coinvolgente riflessione dell’autore Jim O’Neill, “Un mondo migliore”: secondo la sua opinione, è necessario un cambiamento di direzione, sia all’interno che al di fuori dei BRICS; il potenziale per un cambiamento positivo esiste, ma il processo deve essere più orientato verso i popoli e meno determinato dal profitto. Bisognerebbe incoraggiare e sviluppare nuovi modelli per far avanzare tutte le strategie attraverso la cooperazione non solo di tali Stati ma anche degli altri Paesi in via di sviluppo e per la creazione di posti di lavoro dignitosi. 

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